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N.2 - Tutte le lotte sono di classe

Terra, casa e lavoro per restare umani

Lo scorso ottobre ha avuto luogo presso Spin Time Labs il Quinto Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari, culminato con il primo discorso che Papa Leone XIV, portando avanti l’eredità di Papa Francesco, ha rivolto ai movimenti che lottano per Terra, Casa e Lavoro. Un discorso che ha restituito il ruolo centrale che gli ultimi devono avere nel costruire il mondo di domani. L’idea del dialogo tra un prete, Don Mattia Ferrari, e uno storico militante, Luca Casarini, è nato dalla necessità di indagare come la Chiesa interpreta oggi la riappropriazione della dignità dei popoli diseredati. Proponiamo questo dialogo per rompere gli steccati e pensare a punti di incontro per nuove alleanze tra mondi diversi dai nostri, sempre mantenendo la laicità come bussola.

«Chiedere terra, casa e lavoro per gli esclusi è una “cosa nuova”? Visto dai centri del potere mondiale, certamente no; chi ha sicurezza finanziaria e una casa confortevole può considerare queste richieste in qualche modo superate. Le cose veramente “nuove” sembrano essere i veicoli autonomi, oggetti o vestiti all’ultima moda, i telefoni cellulari di fascia alta, le criptovalute e altre cose di questo genere».
Così ha detto Papa Leone XIV durante il suo primo incontro mondiale con i movimenti popolari, il quinto dopo quelli con Francesco.

Luca Casarini e Don Mattia Ferrari commentano alcuni stralci dell’intervento.


Luca Casarini

Gli ultimi due secoli in chiusura del Primo millennio, sono stati caratterizzati dalla capacità in particolare del marxismo di leggere la struttura del capitalismo, di avere una visione sui processi che determinavano lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura messi in atto per produrre ricchezza concentrata nelle mani di chi possedeva i mezzi di produzione. Per questo si è parlato di lotta di classe; la struttura capitalista prevede una divisione e una lotta antagonistica, tra classi sociali ben precise e delineate: borghesia e proletariato. Oggi la struttura della produzione capitalistica – e quindi anche le forme del suo dominio sul mondo – è profondamente cambiata. Quello che non cambia, invece, è il suo dna. L’ultimo rapporto Oxfam parla chiaro: nel nostro tempo, 12 miliardari possiedono da soli quanto 4 miliardi di abitanti di questo pianeta. A furia di pensare che questo sistema capitalistico fondato sulle diseguaglianze sociali come presupposto, potesse essere “democratizzato”, siamo finiti in una vera e propria dittatura che ha spazzato via anche le forme liberali della democrazia rappresentativa storicamente determinata. “L’illusione democratica” ha attraversato un tempo nel quale la lotta della classe, della classe operaia contro la classe borghese, era generativa della conquista di diritti e migliori condizioni di vita non solo per gli operai, ma per l’intera società.

In questa cornice per capire cosa sia oggi la lotta di classe bisogna partire dai poveri. Papa Leone XIV ci invita a vedere il mondo dalle periferie. Noi dobbiamo cercare le periferie, perché lì c’è la lotta di classe. Ma perchè partire dai poveri? Perché proprio la loro condizione e la loro resistenza all’essere annientati genera una nuova intelligenza collettiva che può parlare di un mondo diverso. In chi la genera? In chi decide di condividere quella condizione con loro.

Una volta gli studenti andavano davanti alle fabbriche per parlare con gli operai. È proprio quel mix che ha costituito, anche nel Novecento, i punti migliori della lotta di classe. Non è mai stata solo questione di operai, è una questione di relazione tra diversi che si riconoscono l’uno con l’altro. Questo vuol dire guardare il mondo dalle periferie. Dal punto di vista cristiano significa che i poveri sono l’occasione per poter generare una nuova visione. La condivisione – non la lotta per i poveri, ma la lotta con i poveri – è la condizione della lotta di classe contemporanea.

Don Mattia Ferrari

L’espressione “lotta di classe” non è propria del linguaggio della Chiesa. La Chiesa parla di protagonismo dei poveri e di lotta, ma di una lotta che deve coinvolgere tutti. Quella degli esclusi, per cambiare le strutture di ingiustizia e costruire una vera solidarietà. Per la Chiesa la lotta non è mai contro qualcuno, ma contro qualcosa, e deve puntare anche alla conversione di coloro che sono complici delle ingiustizie e delle violenze. Oggi poi siamo in un cambiamento d’epoca, in cui emergono molte cose nuove. Il Papa invita a guardarle dalle periferie, dalla prospettiva dei poveri, degli esclusi. Invita a mettersi in ascolto umile della sapienza che hanno i poveri e a guardare il mondo con i loro occhi. La Chiesa non è mai stata neutrale di fronte alle disuguaglianze. La Sacra Scrittura, i Padri della Chiesa e il Magistero, nonché la testimonianza di cristiani in tutta la storia della Chiesa mostrano con chiarezza che l’impegno a correggere un’ingiusta distribuzione delle ricchezze e a restituire dignità ai poveri e agli esclusi è fedeltà al Vangelo. La Chiesa vuole evitare le letture ideologiche o una errata comprensione di questa lotta, che deve avere come fine la fraternità.

«Finché i problemi dei poveri non saranno risolti in modo radicale, rifiutando l’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e affrontando le cause strutturali della disuguaglianza, non si troverà alcuna soluzione ai problemi del mondo o, per meglio dire, a nessun problema. La disuguaglianza è la radice dei mali sociali». Una chiesa che accompagna i poveri «è un antidoto contro l’indifferenza strutturale che si va diffondendo e che non prende sul serio il dramma di popoli spogliati, derubati, saccheggiati e costretti alla povertà».
Papa Leone XIV, incontro mondiale con i movimenti popolari

Don Mattia Ferrari

Il Papa suggerisce che servono nuove risposte organizzate. Si è creato un vuoto e oggi tutti hanno il compito, insieme, di colmarlo. In questo contesto i movimenti popolari emergono come un soggetto particolare, perché nascono proprio come forme di organizzazione degli esclusi. Il Papa afferma che come la Chiesa ha accompagnato i sindacati in passato, così oggi deve accompagnare i movimenti popolari. Per quanto riguarda la politica, le risposte che vengono date alle crisi in corso quindi non devono essere calate dal basso, ma devono essere costruite a partire dalle organizzazioni comunitarie. É a partire da loro che è possibile realizzare quella politica con i poveri e dei poveri, che è l’unica in grado di costruire davvero giustizia sociale e promuovere la felicità per tutti.

Luca Casarini

La lotta di classe, il suo spirito e il suo significato profondo, sono assolutamente attuali. Ad essere cambiato è il mondo. Ci troviamo in una condizione in cui il Paese più indebitato al mondo è anche quello che deve avere l’esercito più potente, perché per essere credibile e continuare a vendere i suoi bond, che sostengono il suo debito pubblico, deve fare la guerra. Deve conquistare la fiducia e la fede. Walter Benjamin diceva che il capitalismo si avvia verso una dimensione religiosa. La finzione si sta sgretolando: abbiamo sempre saputo che «il diritto internazionale valeva fino a un certo punto», per citare Tajani. E che è tutta una finta quella in cui viviamo, adesso disvelata dalla tempesta trumpiana. E la finzione ha bisogno di fedeli che credono perché non possono fare altro, devono avere fiducia su ciò che scommette l’oligarchia della religione capitalistica.

Dobbiamo avere fiducia nel dollaro, su cui c’è scritto “In God We Trust”. E cosa significa? Marx diceva che il denaro è una merce dall’alto valore teologico. Perché è chiaro che è una convenzione su cui il sistema chiede fiducia. Perché tutti lo sanno che il debito pubblico non sarà mai ripagato. Quindi è chiaro che tutto si basa sulla scommessa da parte del sistema di creare fede, se le persone non aderiscono con fede, crolla tutto. Dove si colloca la lotta di classe? Papa Leone XIII di questo parlava con l’enciclica Rerum Novarum, in cui si interrogava su cosa hanno prodotto la Prima e la Seconda rivoluzione industriale. Si concentra sull’essere umano, sui lavoratori. Invece di guardare all’innovazione della catena di montaggio, mettendo sempre la tecnica davanti a tutto. Papa Leone XIV nell’incontro con i movimenti popolari ci ha dato uno spunto.

Il “materialismo del Vangelo” ci dice che il mondo va visto con gli occhi dei poveri. La questione non è lottare per i poveri, ma da poveri, ed è la lotta di classe che ha caratteristiche evangeliche, non il contrario.

Per dire che noi adesso di fronte a questa nuova rivoluzione di cui siamo partecipi, che è quella tecnologico-digitale – che ha ridefinito il modo di vivere, che ha ridefinito le relazioni, la produzione, gli immaginari, che ha ridefinito tutto – dobbiamo camminare insieme partendo dalle periferie.

Don Mattia Ferrari

Il Papa dà ai movimenti popolari un mandato molto importante e complesso. Innanzitutto invita a mettere al centro il loro impegno. Che non nasce semplicemente da ideologie o buoni propositi, ma dall’amore. Dobbiamo sempre ricordare che l’amore ha un alto valore politico. Davanti alle sofferenze di coloro che subiscono ingiustizie e violenze, sentiamo un amore viscerale e questa emozione nei movimenti popolari diventa azione comunitaria.

Questo amore genera fame di giustizia e porta a organizzarsi insieme per costruire giustizia e solidarietà. L’altro invito, quindi, oltre a coltivare questo amore, questa mistica dei movimenti popolari e a costruire soluzioni, è ad avviare processi, insieme alle altre realtà sociali, in dialogo e collaborazione con le istituzioni, per cambiare veramente le cose, perché nessuno può farcela da solo. Davanti a problemi così grandi come la speculazione finanziaria, la guerra, la crisi ecologica serve il contributo di tutti.

Luca Casarini

Papa Leone ci ha parlato di comunità come antidoto allo sfruttamento. Mentre per chi difende il capitalismo – i governi autoritari – la comunità è un problema. I centri sociali come Spin Time, invece di essere riconosciuti come risorsa perché sviluppano solidarietà, vengono visti come un problema di legalità. Viviamo
in un mondo dove legge e giustizia si allontanano sempre di più e, come diceva Deleuze, viviamo palesemente davanti a dei regimi caratterizzati dall’iperproduzione normativa e dallo svuotamento, invece, del ruolo delle istituzioni, che smettono di essere camera di compensazione dei conflitti, elementi fondamentali per la democrazia. Perché sono il suo modo di autorigenerarsi. La democrazia è un movimento, non è una cosa statica, altrimenti si blocca e diventa regime. Una delle caratteristiche dei regimi è avere tante norme e zero istituzioni che funzionano. Le comunità oggi sono sotto attacco perché sono anticorpi contro le disuguaglianze. Non è sotto attacco il centro sociale, ma il senso che produce, creando alternative di rivitalizzaizione delle istituzioni. Il regime invece vuole norme e non istituzioni, per questo attacca le città che rispondono.

In questa cornice è fondamentale l’intreccio tra la materialità e la spiritualità della produzione comunitaria. Nelle comunità si costruiscono amicizia, amore, fraternità, che sono elementi trascendenti ma anche immanenti. Guardiamo i cento preti e suore arrestate a Minneapolis. Il Vangelo può essere letto come un libro materialista. Non è solo un libro sullo spirito, perché pone dei problemi di cambiamento di forma di vita dirompenti. E questo è anche il motivo per cui Gesù faceva così tanta paura anche alla sua epoca, è stato messo in croce anche per questo. La comunità è proprio quel luogo dove si può mescolare tutto ed è questo che fa paura al potere. Fa, infatti, paura quando i movimenti popolari partono da Spin Time, per arrivare in Vaticano, incontrare il Papa che riconosce la marcia dal centro occupato e rigenerato.

«Ciò che ritengo più importante è che il vostro servizio sia animato dall’amore. Conosco realtà ed esperienze simili presenti in altri Paesi, veri e propri spazi comunitari pieni di fede, speranza e soprattutto di amore, che rimane la virtù più grande di tutte. Infatti quando si formano cooperative e gruppi di lavoro per sfamare gli affamati, dare riparo ai senzatetto, soccorrere i naufraghi, prendersi cura dei bambini, creare posti di lavoro, accedere alla terra e costruire case, dobbiamo ricordarci che non si sta facendo ideologia, ma stiamo davvero vivendo il Vangelo».
Papa Leone XIV, incontro mondiale con i movimenti popolari

Don Mattia Ferrari

La lotta è certamente un atto di amore verso chi subisce le ingiustizie e le violenze. Oltre alla lotta deve esserci la pratica, la costruzione concreta di un altro mondo possibile, come i movimenti popolari già fanno. Nel caso dei movimenti popolari, la Chiesa accompagna la vita delle persone che ne fanno parte. La Chiesa vive accanto a loro, ne condivide le tristezze e le angosce, le gioie e la speranze. Lo vediamo in tante realtà, da Spin Time a Mediterranea, ai Sem terra, alle periferie urbane di tutto il mondo, fino a quello che sta avvenendo negli Usa. La Chiesa è presente nella vita di ogni giorno, accanto alle persone. Poi, certo, la Chiesa sostiene anche le giuste lotte, supportando le loro istanze. Ma prima ancora che un appoggio politico alle lotte c’è un accompagnamento pastorale nella vita di ogni giorno, che è molto di più: significa essere compagni di strada, essere fratelli e sorelle. Questo è quello che fa la Chiesa, su mandato di Gesù.

Luca Casarini

Quello che dice il Vangelo viene ancora prima della definizione di lotta di classe che il marxismo, attraverso il materialismo storico, ci ha consegnato negli ultimi due secoli. Ma Il “materialismo del Vangelo”, ci dice da duemila anni che il mondo va visto con gli occhi dei poveri. E che la questione non è lottare per i poveri, ma da poveri. È la lotta di classe che ha caratteristiche evangeliche, non il contrario. Dentro il Vangelo c’è tutto e molto di più: è una storia, una buona novella, che ci parla di rottura dei rapporti definiti dalla cultura, dalle tradizioni e dal dominio in funzione di un altro mondo possibile e così diverso da quello che esiste da contrapporre cielo e terra. Un mondo che noi stessi possiamo raggiungere come Terra Promessa, attraverso forme di vita che mettano al centro l’amore, l’uguaglianza, la solidarietà. È talmente utopico ma proprio per questo rivoluzionario questo messaggio, da non poter essere contenuto in quello che gli uomini vedono e conoscono. La moderna lotta di classe, al centro di un conflitto che è tra l’umano e il disumano, non può che essere trascendente e immanente allo stesso tempo.

Autori

Luca Casarini, storico attivista no global invitato al Sinodo dei Vescovi da Papa Francesco. Co-fondatore e capo missione di Mediterranea Saving Humans
Don Mattia Ferrari, cappellano di Mediterranea Saving Humans