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Mini Claim - Sarà Una Bella Lotta

Sarà una bella lotta

Claim deve molto a Spin Time, ed è al fianco della sua comunità che rimarremo fino a che non vinceremo questa lotta. È qui che continueremo a immaginare mondi nuovi e parole diverse per interpretare e descrivere ciò che ci
circonda. È qui che scegliamo di essere per capire come stare in un mondo dove l’alleanza tra estrema destra e
oligarchia capitalista continua a umiliare i fragili in ogni angolo del pianeta. Siano questi migranti, lavoratori poveri o giovani precari.

È in questa strada che rimaniamo, perché la partita è ancora aperta. Qui «un altro mondo è» ancora «possibile
e necessario», come si legge sullo striscione appeso sopra il cancello rosso che per oltre un mese è stato sotto il perenne controllo delle forze di polizia. È qui che «La lotta continua».

Il primo numero di questa rivista lo ha aperto Ken Loach usando proprio queste tre parole, nonostante intorno a noi tutto il mondo bruci, nonostante sia sempre più difficile trovare la forza per continuare a lottare. Lui, così come tanti altri autori e autrici di Claim, lo abbiamo incontrato dentro quelle mura. In tanti negli anni, e da tutto il mondo, sono venuti a conoscere il palazzo. In tanti ne hanno parlato, con film, reportage, disegni che a volte lo raffiguravano come un’arca che naviga nei mari dell’indifferenza, a volte come una fortezza che difende i più fragili da un mondo che li ha rifiutati.

Dalle fiamme del 29 luglio a Spin Time si sta svolgendo una lotta contro il tempo. Un tempo di sconfitte, in cui il riscatto collettivo è soppiantato dalla prevaricazione reciproca, in cui gli spazi vitali sono sempre meno. Un tempo che ci vuole gli uni contro gli altri.

Per questo il corteo di oggi non rappresenta soltanto il tempo di Spin Time. È il tempo di chi vuole credere che sia possibile vivere in uno spazio urbano in cui i diritti di chi lo abita non siano gentili concessioni – né effetti collaterali – di una speculazione più ampia che decide i parametri del benessere, ma siano invece le fondamenta di città e comunità realmente democratiche. Destre neofasciste e grandi capitali finanziari schiacciano mondi alternativi in un rullo compressore a doppio taglio. Prima si specula su un diritto fondamentale – quello ad avere un tetto sopra la testa – trasformandolo in un asset finanziario. Poi quello stesso diritto viene negato attraverso la repressione, la stigmatizzazione e la marginalizzazione.

Eppure, in Via di Santa Croce in Gerusalemme 55, non si difende soltanto il diritto alla casa. Dentro quelle mura, e nell’immaginario di chiunque abbia attraversato lo spazio, si è fatta strada l’idea che forse, insieme alla casa, ci stanno sottraendo molte altre cose fondamentali per vivere una vita dignitosa e libera. E quello che preoccupa chi ci governa è che una volta cacciate, queste idee, queste persone, non si sono dissolte. Forse proprio per questo non abbiamo ancora letto Piantedosi, Meloni o Salvini rivendicarsi una vittoria. Magari per paura che un eventuale successo della trattativa per l’acquisto del palazzo potesse, o possa tutt’oggi, essere considerata una loro sconfitta politica.

Il ministro degli Interni è quello che ha definito «carico residuale» le persone innocenti morte a pochi metri dalle
nostre coste, e non ha mai perso l’occasione di minacciare le famiglie di Santa Croce, e i quasi cento minori, di dover essere sbattuti per strada. E ancora lo scorso Gennaio, ne lui ne Fratelli d’Italia o la Lega si sono sottratti dal cavalcare l’onda di Torino per provare a incassare un altro risultato sulla pelle di una comunità. Ora che avrebbero finalmente un’occasione per farli tornare a casa loro, devono essere sconfitti. Possono essere sconfitti. Non vogliono che il senso di Spin Time venga riconosciuto e tutelato. Hanno bisogno di cancellare la possibilità che le forme di espressione, di solidarietà e lotta emerse nei 26 giorni in cui abbiamo lottato, notte e giorno, in Via della Resistenza di Spin Time 55, possano continuare a vivere dentro quel palazzo.

Dal 29 luglio siamo usciti, ci hanno costretti a uscire, lasciando famiglie, lavoratrici, lavoratori, il vicinato e la città
intera a dover dare una dimostrazione di umanità alla destra che cavalca la rabbia di chi quell’umanità la sta perdendo. Dentro quelle mura c’era tutto quello che non piace alle destre, ma che la sinistra non ha il coraggio di ricomporre. Dai preti solidali ai rave, dai sindacati ai collettivi. E Spin Time continua a vivere in tutte e tutti coloro che, nelle diversità, hanno una cosa in comune: non abbassano la testa.

Chiunque si candidi a guidare una coalizione sociale contro le destre non lasci da sole questa piazza, questa comunità, la città, il Sindaco e il Comune di Roma nel tentativo di tutelare questa esperienza una volta per tutte ma non solo, nel replicarla e nel farla vivere ovunque. Il grido che viene dalla manifestazione a difesa del palazzo è anche questo: Uscite. Uscite dalle vostre bolle, dalle strategie di coalizione e, a partire da qui, concordando su una cosa semplice e rivoluzionaria: la casa è un diritto fondamentale e inalienabile per l’esistenza di ogni essere umano.

Impariamo dalla creatività di chi lotta per costruire un’altra idea di vivere comune.

Autore

La Redazione Di Claim