I movimenti LGTBQIA+, con il loro portato dirompente, nel corso dei decenni dai margini si sono spostati occupando il centro della scena. Da non essere neanche nominate, o peggio dall’essere vessate, arrestate, picchiate (condizioni che continuano ad esistere in molti Paesi e in forme disparate), le persone LGTBQIA+ sono passate in pochi decenni al centro del dibattito. Le nostre istanze e rivendicazioni, dalle assemblee e dalle piattaforme sono passate nel corso del tempo nei programmi elettorali dei partiti, nelle notizie dei TG, nelle agende politiche; sono diventate motivo di scontro o incontro, perfino catalizzatrici di consenso elettorale per le destre.
Le nostre identità, i nostri corpi, i nostri desideri sono diventati argomenti divisivi, attorno ai quali tutti si sentono chiamati ad esprimersi, come in una consultazione referendaria: sì/no.
Negli ultimi tempi, con l’ascesa delle ultra destre nel mondo, negli Usa e in Europa, le (insufficienti) conquiste ottenute sono a rischio. Come persone queer, qual è l’orizzonte politico in cui muoverci, in questa nuova ristrutturazione del capitalismo, durante questa crisi economica e sociale?
Ne abbiamo parlato con Federico Zappino, filosofo politico, teorico queer, attivista e traduttore.
JONATHAN SILVESTRO C’è stata una fase, durata qualche decennio, in cui le forze democratiche-progressiste erano al Governo nei principali Paesi occidentali. In Italia, centro-sinistra e riformisti sostenevano istanze di uguaglianza e inclusione; negli Usa era lo stesso. La fase ora è cambiata in termini di politiche, dibattito, perfino di tutele e leggi. Con l’ascesa delle forze di estrema destra nel mondo, con l’attacco frontale alle soggettività trans*, ma anche alla comunità in generale, alle famiglie omogenitoriali, in atto in tutto il mondo. Come sono cambiate le forme di mobilitazione e interlocuzione?
FEDERICO ZAPPINO Di fronte alle trasformazioni globali, ai movimenti transfemministi e queer, alle migrazioni, tutte “minacce” per lo Stato-nazione, si respira da tempo un vento di cambiamento, un cambio di passo nell’esercizio del potere, un ridiventare straight del mondo contro germogli di cambiamento sociale ritenuti potenzialmente pericolosi, che mettono in crisi una serie di strutture etero-patriarcali, binarie e bianche. Anche i confini si intensificano. Qualche anno fa, Orbán disse che il principale obiettivo dell’Europa sarebbe dovuto essere quello di crescere giovani che avessero a cuore il desiderio di fare famiglia (etero, ovviamente) per arrestare il calo delle nascite e la presunta minaccia demo grafica rappresentata dalle migrazioni. Questo discorso è molto comune nel neo-conservatorismo globale.
JONATHAN SILVESTRO Che senso ha fare Pride, fare militanza in questo mondo quindi?
FEDERICO ZAPPINO Di fronte a noi abbiamo forme di potere molto più schiette. Le formazioni di centro-sinistra erano nostre alleate su temi come il matrimonio e, più in generale, i diritti civili. Ma non ci seguivano se si parlava di rapporti di classe, istanze queer o transfemministe più ambiziose. Oggi non abbiamo quasi nessun alleato, abbiamo anzi nemici che utilizzano poteri dello Stato per rifondare una nazione coesa, etero-patriarcale, bianca. Il nemico che abbiamo di fronte è ovvio: è l’autoritarismo. Il rischio, però, è di pensare che il suo correttivo sia il neoliberismo, o il liberalismo. Se la nostra lotta non è intersezionale, se non riesce a leggere neoliberismo e neoconservatorismo come due facce della stessa medaglia, allora non ha senso. L’estrema destra attuale non è che il prodotto storico del capitalismo neoliberista, perché si innesta sulle sue promesse mancate. Si era presentato come “inclusivo”, come un capitalismo che avrebbe integrato in sé gli aspetti più nobili della democrazia liberale. Ma in realtà non ha mai sovvertito le matrici delle disuguaglianze: ha solo “incluso”, cioè ha concesso qualche diritto in un sistema strutturalmente disuguale. Le vit torie elettorali di Trump nel 2016 e nel 2024 hanno fatto leva, ad esempio, sul risentimento maschile e bianco. Volgendo lo sguardo all’Europa, il bersaglio dell’autoritarismo sono le minoranze etniche, di genere, di classe. Le destre europee si sono compattate
nel contrasto all’Unione Europea – la stessa che, nel 2016, spinse l’Italia a legiferare sulle unioni civili – narrata come una minaccia totalitaria che vuole imporre un’unica visione, erodendo la sovranità nazionale.
JONATHAN SILVESTRO A volte le istanze legate ai diritti civili, come matrimonio egualitario e adozione, vengono derubricate da alcune aree dei movimenti come forme di sussunzione. È un pericolo vero?
FEDERICO ZAPPINO Quando la politica parla di matrimonio lo fa passare solo come una questione di pari dignità. Ma il suo riconoscimento è anche una questione di classe. Quando mai abbiamo sentito dire che questa disuguaglianza, rispetto alle coppie etero, è anche una disuguaglianza economica? Fino alla legge sulle unioni
civili, solo le coppie gay e lesbiche più ricche potevano permettersi di pagare notai e avvocati per mettere al riparo case e proprietà in caso di morte del partner. Quindi le unioni civili sono state molto importanti anche dal punto di vista di classe. Detto questo, la mia idea è che le rivendicazioni dei movimenti dovrebbero andare anche oltre un dibattito già impostato da altri. La militanza funziona quando ha grandi sfide davanti a sé. Il legislatore non può che correggere una discriminazione, ma non tocca a lui gettare il cuore oltre l’ostacolo. Tocca ai movimenti.
Quando la politica parla di matrimonio lo fa passare solo come una questione di pari dignità. Ma il suo riconoscimento è anche una questione di classe
JONATHAN SILVESTRO Attualmente c’è un tentativo di alcune forze conservatrici di appropriarsi di temi storicamente legati alle donne e alle minoranze. Il femonazionalismo, di cui Marine Le Pen è stata espressione molto prima di Giorgia Meloni, è un esempio. Negli Usa ci sono gruppi che rivendicano di non essere LGBTQIA+, pur essendo omosessuali. In Italia Francesca Pascale, ex di Berlusconi e parte di Forza Italia, ha fondato insieme ad altre persone il movimento “Gay conservatori e liberali”. Secondo te hanno uno spazio di agibilità? Dobbiamo preoccuparci?
FEDERICO ZAPPINO Da tempo, in Europa, discorsi presuntamente femministi o LGBTQIA+ si appropriano del tema della sicurezza o della violenza di genere in chiave anti-migratoria. In un Paese conservatore come l’Italia, la destra è riuscita a battere la sinistra sulla rappresentanza femminile: con Berlusconi ci fu la prima donna Presidente del Senato e Meloni è la prima donna Presidente del Consiglio. Ma il punto è che essere una donna, così come essere gay, o trans, non è di per sé una garanzia politica, e dirlo mi costa molta fatica. A fare la differenza è solo quello che fai, come metti a tema la tua oppressione per rendere il mondo un posto migliore,
per chiunque. Quindi sì, hanno spazio di manovra, il problema è capire quale alternativa siamo in grado di opporre. Siamo di fronte a uno scontro epocale. Ma la soluzione non va ricercata nella causa del male, bensì nella sua opposizione. E ciò significa che dobbiamo sovvertire le matrici di produzione delle disuguaglianze, tutte,
quelle di genere e sessuali, quelle razziali, quelle di classe. Cosa significhi, concretamente, sovvertirle lo deve dire la militanza.