Negli Stati Uniti i ricchi diventano sempre più ricchi, la classe media si assottiglia e la povertà aumenta: sono quasi 36 milioni le persone che vivono con meno di quanto viene considerato il minimo necessario per un’esistenza dignitosa, mentre più del 40 per cento della popolazione sopravvive grazie a un reddito che, secondo tutti gli indicatori ufficiali, può essere definito «basso».
A certificarlo l’ultimo rapporto di Oxfam America secondo cui, solo negli ultimi 12 mesi, proprio quelli della seconda presidenza Trump, la ricchezza totale dei primi dieci miliardari d’America è cresciuta di 698 miliardi di dollari. «Oggi un lavoro pagato al salario minimo non basta a tenere una madre e un bambino fuori dalla povertà. Non basta a pagare l’affitto di un appartamento con due camere da letto in nessun luogo di questo Paese. Dopo la Seconda guerra mondiale, abbiamo costruito un’economia in cui i lavoratori partecipavano alla prosperità che contribuivano a creare, poi abbiamo cambiato rotta. Il risultato è un’economia che funziona benissimo per chi sta in cima e lascia tutti gli altri appesi a un filo», si legge nella prefazione della ricerca, a firma della senatrice dem Elizabeth Warren.
Abby Maxman, presidente e Ceo di Oxfam America, parla apertamente di una «nuova oligarchia americana» per denunciare come le politiche dell’amministrazione Trump stiano spingendo le disuguaglianze verso nuovi estremi, ma anche per sottolineare come le divisioni sociali attuali siano – nei fatti – il risultato di decenni di scelte politiche e economiche basate più sul profitto a breve termine che su un ideale di coesione e tutela dei diritti dei cittadini americani.
«Tra il 1989 e il 2022 la famiglia “più povera” dentro l’1 per cento più ricco della popolazione statunitense ha accumulato 987 volte più ricchezza della famiglia “più ricca” nel 20 per cento più povero del Paese», si legge nel rapporto che mina le fondamenta del sogno americano e, anzi, mostra come l’economia statunitense sia tra le 10 maggiori dell’OCSE (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) quella con il più alto tasso di povertà relativa e il secondo più alto tasso di povertà e mortalità infantile.
Ma le disuguaglianze non sono solo numeri, sono fratture sociali che influenzano le vite di milioni di persone. A raccontarlo è Texas Trigger, progetto fotografico di Luca Santese e Marco P. Valli edito da Cesura e realizzato nel corso di un viaggio di cinquemila miglia durante la campagna elettorale per le presidenziali del 2024: un ritratto impietoso dello Stato considerato da molti un laboratorio del trumpismo, tra estremismo politico, normalizzazione delle armi, diritti civili violati, politiche securitarie e inasprimento delle misure antimmigrazione.











