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N.1 - Di Futuro Si Muore

Le coste stanno annegando nella crisi climatica

Molto più che le parole, a volte sono le immagini ad essere in grado di restituire l’urgenza, la fragilità e le perdite prodotte dal cambiamento climatico. Il fotoreportage è uno strumento di testimonianza capace di mostrare quello che i racconti e i dati non sempre riescono a trasmettere al lettore. Per questo, per raccontare come la vita degli abitanti di Majuli – una delle isole fluviali abitate più grandi al mondo, nel nord-est dell’India – da quando l’acqua invade senza preavviso la loro terra, abbiamo scelto di far parlare i loro volti, le loro case, le loro abitudini.

Ogni anno, quando la neve sull’Himalaya si scioglie e incombe la stagione delle piogge monsoniche, il fiume Brahmaputra straripa. È così da sempre. Ma negli ultimi decenni, con la crisi climatica che si aggrava e l’aumento delle costruzioni dell’uomo che strozzano il letto del fiume, l’acqua, da generatrice di vita, indispensabile per la sopravvivenza, si è trasformata in una minaccia per gli abitanti dello Stato indiano dell’Assam. In particolare per i residenti di Majuli, una delle isole fluviali abitate più grandi al mondo.

La sua superficie, negli anni, è diminuita progressivamente a causa delle esondazioni sempre più violente e imprevedibili del Brahmaputra, che hanno smesso di seguire i cicli della natura, che la popolazione locale aveva imparato a conoscere.

Majuli oggi occupa solo 352 chilometri quadrati mentre negli anni Settanta del Novecento superava i 1200.

Le sue terre, mese dopo mese, vengono divorate dalle acque del fiume e dei suoi affluenti che erodono gli argini fragili e avanzano: inghiottono villaggi e campi fertili, in pochi minuti distruggono case e tutti i beni costruiti in una vita, costringendo i residenti dell’isola a spostarsi in continuazione, alla ricerca di un terreno asciutto in cui ricollocarsi.

«Ogni volta perdiamo tutto», raccontano gli abitanti di Majuli. La maggior parte appartiene alla comunità Mising, una popolazione indigena del nord-est dell’India, abituata a vivere di agricoltura, allevamento e artigianato, prodotti generati dalla lavorazione della terra grazie a cui hanno sempre vissuto.

Fino a qualche decennio fa, le inondazioni erano perfino benvenute dai residenti, per via del limo che l’acqua lascia sui campi dopo essersi ritirata, rendendoli fertili. Oggi, però, non è più così. La deforestazione selvaggia in alcune aree lungo il fiume, come l’Arunachal Pradesh, la creazione di dighe e argini artificiali hanno innalzato il letto del Brahmaputra, rendendo il suo corso imprevedibile e costringendo i Mising diventare una popolazione seminomade, sempre più povera.

«Dove oggi c’è terra, domani può arrivare l’acqua. Dove c’è acqua, può venire fuori la terra»,

spiegano ancora, rassegnati, gli abitanti di Majuli. Che, proprio come la loro isola, nel corso degli anni si stanno decimando: in tanti abbandonano le case in cui sono cresciuti per andare a vivere nelle megalopoli indiane con la speranza di poter guadagnare il necessario per la sopravvivenza che Majuli non può più garantirgli. Mentre chi resta si sente solo, abbandonato dal governo di Narendra Modi che prova a contenere l’emergenza ma non investe sul contrasto al cambiamento climatico nel lungo periodo. Così, il futuro di Majuli resta sospeso, nell’attesa che chi porta il progresso si faccia carico anche delle responsabilità o della prossima inondazione che potrebbe far sparire l’isola.

Una donna cammina lungo le strade allagate del villaggio di Jugigaon Salmora in cui abita, sull’isola di Majuli, nello Stato di Assam, in India. L’acqua, che le arriva alle caviglie, impedisce agli abitanti del villaggio di coltivare i campi, principalmente a riso, e di portare gli animali al pascolo, rendendo sempre più difficoltosa la sopravvivenza degli abitanti costretti a spostarsi alla ricerca di terreni asciutti.

Vista dall’alto di Brahmaputra. Il fiume nasce nel Tibet sud-occidentale e dopo aver attraversato il versante nord dell’Himalaya, in territorio cinese, passa attraverso l’India, per poi arrivare in Bangladesh dove confluisce nel Gange. A causa della deforestazione e delle costruzioni artificiali lungo i suoi argini, il letto di Brahmaputra si è alzato negli anni, rendendo imprevedibile il suo fluire quando ci sono piogge abbondanti.

La comunità di Notun Samaguri si riunisce subito dopo che un’inondazione improvvisa del fiume Brahmaputra ha distrutto le case di alcuni abitanti del villaggio.

Durante la riunione, vista la mancanza di sostegno da parte dello Stato centrale, i residenti cercano di elaborare soluzioni per contenere l’acqua che avanza, dopo che gli argini del fiume hanno ceduto. 

Monuranjan Baruah, un abitante del villaggio di Jugigaon Salmora, sull’isola di Mauili, mostra il livello che l’acqua ha raggiunto durante l’ultima alluvione, grazie al segno che il fango ha lasciato sulla parete di una vecchia abitazione. Baruah, proprio come gli altri residenti, è preoccupato che la prossima inondazione possa definitivamente distruggere le loro case.

La casa di Dilip e Laikhima Saikia, coppia di residenti dell’isola di Majuli, ha subito gravi danni quando, nel 2024, durante la stagione delle piogge monsoniche il fiume Brahmaputra ha straripato inondando il villaggio di Jugigaon Salmora. Dilip e Laikhima raccontano di aver trascorso ore sopra il tetto della casa pericolante in attesa dei soccorsi.

Un abitante di Jugigaon Salmora, stringe tra le mani la terra a cui appartiene. Essenziale per la sopravvivenza, perché fino ad oggi ha offerto sostentamento ai residenti di Majuli. Ma anche terrificante perché da quando le inondazioni si sono fatte più violente e imprevedibili, insieme all’acqua invade le abitazioni.

Una donna mostra i prodotti in ceramica artigianale che ha realizzato nel corso degli anni. Come spiega, però, oggi la sua attività è fortemente diminuita. Usare l’argilla del fiume Brahmaputra è illegale, perché favorisce ulteriore erosione e i materiali vengono quindi ora importati, perdendone la peculiarità che li contraddistingueva.

Monaci durante una cerimonia di preghiera allo Sri Sri Auniati Satra, uno dei più importanti monasteri situati nell’isola di Majuli. Il monastero è tra i fulcri della cultura Vaishnavita dell’Assam, strettamente legata alla figura del santo e poeta Srimanta Sankardeva. I monaci del satra sono celibi ed evitano ogni accenno di mondanità per concentrarsi interamente su Krishna, considerata la divinità suprema.

Un bambino cammina tra i campi allagati dell’isola di Majuli. Accanto il villaggio di Jugigaon Salmora, costituito in prevalenza da capanne fatte di bambù intrecciato e costruite su palafitte perché, durante la stagione dei monsoni, la terra si riempie d’acqua.

Un uomo della comunità di Notun Samaguri, colpita da una forte alluvione nel 2024, volge lo sguardo verso l’area in cui fino a qualche giorno prima si trovava la sua abitazione. Oggi, invece, è completamente sommersa dalle acque del fiume Brahmaputra

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