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N.2 - Tutte le lotte sono di classe

L’ambientalismo senza lotta di classe è giardinaggio

Chico Mendes è una delle figure più importanti della lotta per la tutela ambientale dell’Amazzonia, acconto a quella della dignità dei lavoratori e dei popoli indigeni che la abitano e che coesistono con la foresta. Ucciso nel 1988 per la sua militanza il sindacalista brasiliano è stato il primo a creare una struttura organizzata dei seringueiros, gli estrattori di lattine degli alberi della gomma. Questo estratto del libro Testamento do Homen da Floresta pubblicato poco prima della sua uccisione e mai tradotto in italiano prima d’ora, racconta di un mondo che sembra non esistere più, eppure rivendica chiaramente un’idea di ecologia ancora soffocata da una concezione coloniale dell’ambientalismo. La tutela della foresta non può essere separata dal benessere dei popoli che la abitano.

La mia vita è iniziata come quella di tutti gli altri seringueiros: da schiavo, sottomesso agli ordini del padrone. Ho cominciato a nove anni. Invece di ricevere le lezioni dell’abc, ho imparato a incidere la seringueira. Per molti anni, dal secolo scorso fino al 1970, in nessun seringal dell’Amazzonia era permesso creare una scuola. I padroni dei seringueiros non lo permettevano. Se il figlio del seringueiro fosse andato a scuola avrebbe iniziato a imparare a leggere, a scrivere e a fare i conti, e avrebbe scoperto lo sfruttamento che veniva praticato. […] Invece di andare a scuola, il figlio del seringueiro doveva andare nella foresta a incidere gli alberi per poter produrre più gomma e aumentare la produzione del seringal. […] Anche mio padre, come suo padre prima di lui, incideva la seringueira.

Ci fu però un momento in cui per me tutto cambiò. Era un pomeriggio del ‘62 e all’improvviso, nel seringal in cui vivevamo, arrivò una persona diversa dalle altre. Era un lavoratore, un seringueiro, ma con un aspetto e un modo di parlare totalmente diversi da quello degli altri compagni. Un giorno passò da casa nostra, eravamo appena rientrati dalla raccolta della gomma. Cominciò a parlarci e io iniziai a interessarmi al modo in cui si esprimeva. Portava con sé alcuni giornali; all’epoca non sapevo nemmeno che cosa fosse un giornale. Mi interessa a quelle cose. Lui si accorse del mio interesse e per questo ci invitò a visitare la sua baracca. […] Per raggiungerla dovevo camminare tre ore lungo la pista nella giungla. Viveva lì da solo.

Mostrò interesse a insegnarmi a leggere. Così si accordò con mio padre affinché io fossi libero il sabato e la domenica per stare a casa sua. Ogni sabato percorrevo quelle tre ore nella giungla e andavo alla sua baracca.
[…]


Nel ’65 che ebbi l’ultimo contatto diretto con lui. Mi diede molti consigli sul processo di organizzazione del movimento sindacale del Paese. Diceva che ci aspettavano almeno dieci-vent’anni di oscurità a causa della dittatura, ma che sarebbero sorti nuovi sindacati, nuove organizzazioni, enti e associazioni. Nonostante fossimo sconfitti, umiliati, massacrati, le nostre radici non sarebbero mai scomparse. Sarebbero sempre rigermogliate. […] Nel ’68 iniziammo la lotta per l’autonomia dei seringueiros. Non avevamo sostegno e trovammo molte difficoltà persino per riuscire a risvegliare la coscienza dei nostri compagni.

Solo nel ’75, quando la repressione del latifondo dominava tutta la regione, sorsero i primi sindacati, guidati dalla Confederazione nazionale dei lavoratori dell’agricoltura (Contag). Il primo di cui sentii parlare fu fondato nel municipio di Brasiléia. Andai lì […] tuttavia capii subito che le direttive che portarono alla fondazione di quel sindacato erano ancora di tendenza conservatrice. Si percepiva chiaramente che erano indicazioni orientate alla conciliazione. Difendevano il seringueiro, ma mantenevano una posizione intermedia, una “via di mezzo”.

Lo capii subito e per questo decisi di penetrare nel movimento. Entrai nel sindacato di Brasiléia nel ’75 e, nel marzo del ’76 partecipai alla prima lotta organizzata dei seringueiros della regione. Poiché i sindacati nascevano senza risorse finanziarie, facevamo turni.

Io rimanevo una, due, tre settimane alla sede, mentre gli altri lavoravano. Mi impegnai poi ad andare a Xapuri per iniziare a lavorare sulle basi e rafforzare il movimento per la possibile creazione di un sindacato. […] In quel periodo nacque la nostra preoccupazione di creare un movimento di educazione popolare. Questo fu il frutto di tutti i progressi della lotta. Furono organizzate scuole con un orientamento politico diverso dal sistema ufficiale di insegnamento del Paese, perché volevamo evitare che le scuole riproducessero il modello del sistema dominante, che avrebbe portato a una situazione ancora peggiore per noi.


Nell’ottobre dell’85 siamo riusciti a realizzare, con grande successo, il Primo incontro nazionale dei Seringueiros a Brasília e, da lì, sono emerse idee interessanti. Da quel momento la lotta dei seringueiros ha iniziato a essere conosciuta in tutto il mondo. Abbiamo scoperto che, per garantire il futuro dell’Amazzonia, era necessario creare le riserve estrattive come forma di tutela della foresta, ma anche come proposta economica. […] I seringueiros sanno perfettamente che l’Amazzonia non può trasformarsi in un santuario intoccabile. D’altra parte, capiamo anche che c’è una necessità molto urgente di scongiurare la deforestazione, che sta minacciando l’ecosistema e la vita di tutti i popoli del pianeta. […] Abbiamo pensato di creare questa alternativa per preservare la foresta da un lato, e per tutelare l’economia dall’altro. Così nasce la riserva estrattiva. Vogliamo che le terre siano date in usufrutto ai seringueiros o ai lavoratori che vi abitano, perché solo i seringueiros non sono estrattivisti. […] Il Consiglio Nazionale dei Seringueiros non pretendeva né pretende di essere un sindacato parallelo, ma un’entità dei seringueiros, perché i seringueiros non sono mai stati riconosciuti come classe. I sindacati sono nati con una grande importanza in un momento molto importante, ma i sindacati dei lavoratori rurali riuniscono seringueiros, agricoltori, braccianti, lavoratori delle fazendas, giornalieri – qualunque tipo di lavoratore rurale.

Tutte le altre categorie sono riconosciute come classe, il seringueiro no. Una delle ragioni del Consiglio Nazionale dei Seringueiros è quindi far riconoscere il seringueiro come una classe che ha già dato il suo contributo, che porta avanti una lotta importante: la difesa dell’Amazzonia.


Un’altra nostra preoccupazione era cercare un avvicinamento con le leadership indigene, per unificare questo movimento, dato che per secoli seringueiros e indigeni sono stati in confronto permanente. Insieme siamo arrivati alla conclusione, attraverso la direzione del Consiglio Nazionale dei Seringueiros e le leadership indigene, che nessuno di noi era colpevole di questi conflitti. I colpevoli sono stati esattamente i grandi proprietari dei seringais, i banchieri interessati a sfruttarci.

Questa coscienza ha cominciato a crescere rapidamente ed è stato a partire dal gennaio dell’86 che ha iniziato a rafforzarsi il movimento di alleanza dei popoli della foresta. Oggi la proposta è una proposta congiunta di indigeni e seringueiros. È la lotta, il movimento, dei popoli della foresta.

Autore

Chico Mendes, sindacalista brasiliano ucciso nel 1988 per la sua militanza a difesa dell’Amazzonia e dei suoi lavoratori.