Sono molto lieto di condividere con voi alcune riflessioni in questi giorni bui, mentre tutti noi cerchiamo di comprendere cosa sta accadendo nel nostro mondo.
Alcuni di noi ricordano la guerra in Europa che iniziò nel 1939 e hanno conosciuto l’ascesa dell’estrema destra che la precedette. I nostri Paesi erano su fronti opposti, ma entrambi ricordiamo il coraggio e i sacrifici dei partigiani che combatterono contro i fascisti.
Pensavamo di non dover mai più assistere alle atrocità di quel periodo. Le Nazioni Unite furono istituite per risolvere i conflitti in modo pacifico. Furono concordate leggi internazionali, per garantire che potessimo vivere insieme in pace.
Ma cosa vediamo oggi? Tirannia, carestie e guerre, come in Ucraina dopo l’invasione russa. La cosa più vergognosa di tutte è che stiamo assistendo a un altro genocidio, questa volta perpetrato da Israele contro i palestinesi. Vediamo ogni giorno sui nostri schermi una terribile crudeltà, i massacri, la carestia indotta dall’uomo e un dolore straziante. Sappiamo che gli Stati Uniti stanno finanziando questo orrore e anche che i paesi occidentali, inclusa la Gran Bretagna, sono complici delle azioni di Israele. Anch’essi si sono resi colpevoli di aver violato la legge stabilita dalla Convenzione sul genocidio del 1951.
Una lezione che dobbiamo trarre da tutto questo è che il diritto internazionale non significa nulla se può essere ignorato dai Paesi con maggiore egemonia senza il timore di alcuna sanzione. Il potere dei criminali ha sostituito lo Stato di diritto.
Nella nostra quotidianità abbiamo visto le speranze del periodo post-bellico distrutte. «Mai più» era il grido di allora. Che «mai più» la vita delle persone comuni, della classe lavoratrice, fosse così dura. Insicurezza, povertà e sfruttamento sarebbero diventati brutti ricordi del passato. E poiché l’intenzione era che le persone vivessero vite sane e realizzate, non ci sarebbe stato quel malcontento di massa capace di alimentare l’ascesa dell’estrema destra. Ora vediamo quanto ci sbagliavamo.
I piani del dopoguerra, nel nostro Paese e credo in tutta Europa, si basavano sulla regolamentazione delle aziende private per garantire un giusto equilibrio tra profitti e salari e condizioni di vita dei lavoratori.
Avremmo dovuto sapere che il capitalismo non si preoccupa dell’equità, ma di massimizzare i profitti, rilevare le debolezze dei concorrenti e trovare nuovi modi per sfruttare i propri lavoratori. Questo significa estrarre più lavoro a costi inferiori per la manodopera.
Il conflitto tra queste due classi, la lotta di classe, è inevitabile e inconciliabile.
Comprendere questo è l’essenza del socialismo. Esso richiede un altro modello economico, basato sulla proprietà collettiva, il controllo democratico e le economie pianificate. Siamo compagni, non nemici. Risolveremo insieme le grandi questioni che affrontiamo, come la distruzione del nostro ambiente, nell’interesse di tutti, proteggendo chi è più vulnerabile.
Sembra meraviglioso, ma i nemici sono così forti, hanno il potere e creano divisioni, mentre nel frattempo proteggono la loro ricchezza e i loro privilegi. Se riescono a convincere le persone che i loro problemi sono causati dai migranti, allora i ricchi, che sono il vero problema, possono passare inosservati.
Come possiamo reagire? Abbiamo le nostre armi tradizionali: la solidarietà e la nostra comune umanità.
Abbiamo anche la forza della classe lavoratrice. Niente viene prodotto, trasportato o venduto senza i lavoratori. Non ci sono servizi pubblici senza i lavoratori. Senza i lavoratori non ci sono profitti, e gli speculatori vanno in rovina. Sono loro, i padroni, a essere superflui.
Il nostro compito è sempre stato quello di dimostrarlo, di far crescere la consapevolezza della nostra forza collettiva. È una visione della classe lavoratrice che raramente emerge nella nostra cultura borghese, ed è per questo che dobbiamo insistere su di essa e celebrare le nostre vittorie.
Infine, la nostra speranza risiede nel lavorare insieme ai nostri compagni, creando buoni progetti che siano sacche di resistenza. Questo ci dà fiducia e la fiducia ci dà forza, energia e ottimismo.
La speranza non è come incrociare le dita ed esprimere un desiderio. È conoscere il percorso che dobbiamo seguire e avere la convinzione che sia possibile intraprenderlo.
Abbiamo la storia dalla nostra parte, la nostra forza, la nostra solidarietà. E con così tante persone per bene con noi, come potremmo mai perdere!
La lotta continua…