Il rapporto tra il Sudafrica e la Palestina va oltre la semplice diplomazia. È una relazione costruita su una comune esperienza dell’ingiustizia, sul valore della dignità umana e sull’idea che la libertà sia un diritto universale. Pur avendo vissuto percorsi storici differenti, entrambi i popoli hanno conosciuto sistemi di oppressione che hanno negato diritti fondamentali e messo in discussione i princìpi di uguaglianza e autodeterminazione.
Il sostegno del Sudafrica alla causa palestinese affonda le proprie radici nella sua stessa storia. Dopo secoli di colonialismo e decenni di apartheid, i sudafricani conoscono il peso della discriminazione istituzionalizzata, degli sgomberi forzati, della prigionia politica e della negazione dei diritti civili. È proprio questa memoria collettiva
a continuare a orientare l’impegno del Paese in favore della giustizia, della tutela dei diritti umani e della risoluzione pacifica dei conflitti attraverso il diritto internazionale.
L’ex presidente Nelson Mandela sintetizzò questa convinzione con una frase divenuta simbolica: «La nostra libertà è incompleta senza la libertà del popolo palestinese». Per Mandela, la libertà non poteva essere considerata un bene esclusivo. Un Paese che aveva beneficiato della solidarietà internazionale durante la propria lotta di liberazione aveva anche il dovere morale di sostenere altri popoli impegnati nella ricerca della giustizia e della dignità.
La vicinanza tra Sudafrica e Palestina, quindi, non nasce dall’idea che le loro storie siano identiche, ma dal riconoscimento di valori comuni. L’apartheid sudafricano era un sistema di segregazione razziale e di esclusione politica imposto per legge, conclusosi con le prime elezioni democratiche del 1994. La vicenda palestinese si è
invece sviluppata in un contesto storico e politico diverso, segnato dall’occupazione, dagli sfollamenti, dalla disputa sulla sovranità e da decenni di conflitto. Pur nella diversità dei due percorsi, molti sudafricani riconoscono elementi che richiamano la propria esperienza, come le restrizioni alla libertà di movimento, le disparità di trattamento e la necessità di garantire la tutela dei diritti fondamentali.
La solidarietà del Sudafrica verso la Palestina si inserisce anche in una più ampia visione di cooperazione tra i Paesi del Sud Globale. Dall’Africa australe al Mediterraneo orientale, entrambe le regioni portano ancora i segni del colonialismo e condividono l’obiettivo di costruire un ordine internazionale più equo. Sempre più Stati del Sud Globale rivendicano un ruolo nella definizione del diritto internazionale, sostenendo che le sue norme debbano essere applicate allo stesso modo a tutti i Paesi, indipendentemente dal loro peso politico o militare.
Una delle manifestazioni più concrete di questo impegno è arrivata nel dicembre 2023, quando il Sudafrica ha presentato un ricorso contro Israele davanti alla Corte Internazionale di Giustizia, invocando la Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio. Pretoria ha chiesto alla Corte di accertare se Israele
abbia rispettato gli obblighi previsti dalla Convenzione durante il conflitto nella Striscia di Gaza. Israele ha respinto con decisione le accuse, sostenendo che le proprie operazioni militari rientrano nel diritto all’autodifesa in risposta agli attacchi del 7 ottobre 2023
Nel gennaio 2024 la Corte Internazionale di Giustizia ha stabilito che le argomentazioni presentate dal Sudafrica erano sufficientemente plausibili da giustificare l’adozione di misure provvisorie, in attesa della decisione sul merito del caso. La Corte ha ordinato a Israele di adottare tutte le misure necessarie per prevenire atti vietati
dalla Convenzione sul genocidio, preservare le prove e facilitare l’arrivo degli aiuti umanitari. Allo stesso tempo, non ha stabilito che un genocidio sia stato effettivamente commesso: il procedimento è ancora in corso.
La scelta del Sudafrica di rivolgersi alla Corte Internazionale di Giustizia riflette la fiducia del Paese nel diritto internazionale e nella convinzione che le controversie tra Stati debbano essere risolte attraverso gli strumenti giuridici e non con la forza. Al di là del giudizio sulle argomentazioni presentate da Pretoria, il procedimento rappresenta un’importante riaffermazione del ruolo delle istituzioni internazionali nel garantire responsabilità e tutela umanitaria.
La storia della lotta contro l’apartheid ricorda inoltre quanto la solidarietà internazionale possa incidere sul corso degli eventi. Durante quegli anni governi, organizzazioni religiose, sindacati, studenti, università e milioni di cittadini in tutto il mondo sostennero il popolo sudafricano attraverso sanzioni, boicottaggi e pressioni
diplomatiche. Quel movimento contribuì a isolare il regime dell’apartheid e dimostrò che la giustizia acquista forza quando la comunità internazionale agisce unita nella difesa dei diritti umani.
Ancora oggi il Sudafrica si richiama a quella stessa eredità. Il suo impegno sulla questione palestinese riflette la convinzione che dignità umana, uguaglianza davanti alla legge e soluzione pacifica dei conflitti debbano restare principi centrali delle relazioni internazionali. Più che affidarsi ai rapporti di forza, Pretoria sostiene il dialogo, la responsabilità e il rispetto del diritto internazionale come basi indispensabili per costruire una pace duratura.
In definitiva, la solidarietà non è soltanto un gesto di vicinanza. È il riconoscimento che la lotta per la giustizia supera i confini nazionali e che la libertà conquistata da un popolo debba tradursi in sostegno ai diritti degli altri. Il percorso democratico del Sudafrica dimostra che anche i sistemi di oppressione più radicati possono
essere superati grazie alla perseveranza, a una leadership guidata dai principi e alla cooperazione internazionale.
Come ricordava Nelson Mandela: «È dovere di tutti i sudafricani, che un tempo hanno beneficiato del generoso sostegno della comunità internazionale, farsi avanti e contribuire attivamente alla causa della libertà e della giustizia». Un messaggio che continua a ispirare il ruolo del Sudafrica sulla scena internazionale e che richiama un principio semplice ma fondamentale: la pace, la giustizia e la dignità umana devono appartenere a tutti, non soltanto a pochi privilegiati.