MENU

Mini Claim

Auguri e figli femminielle

Il 9 maggio a Torre Annunziata è stata festa grande: a Palazzo Glicine – nel quartiere di Pruvulera – la mamma Delfina Faraglioni e il papà Gennaro Martagliati, che nove mesi prima si erano sposati come tradizione vuole a Quartiere dei Pescatori, con un parto lesbico e trans hanno finalmente dato vita alla criaturacriaturo, bambolottabambolotto CiroCiretta: lə bambinə preferitə di tutta la città. E allora feste, musiche, banchetti, campane, drappi e drappeggi: da Palazzo Glicine fino al mare. E di nuovo dal mare fino a Palazzo Glicine. Benedizioni, buoni raccolti, buone campagne, buon sesso, buon vino, buon cibo e tanta felicità. Tutte e
tutti possono essere contente e contenti: questə bambinə non è una muscolessa, palestrata, macista e bastarda. Questə bambinə è un’altra cosa: è beneficio e abbondanza. Questə bambinə è per la città di Torre e alla città di Torre porta fortuna. Questə bambinə è femminella!

«E allora auguri! Auguri e Figli Femminelle!»

Quando JUPI – nelle vesti di Delfina – mi racconta il rito della Figliata, la cosa che incredula passa più tempo a descrivere è l’atmosfera di festa e di gioia con cui la comunità di Torre Annunziata ha accolto il parto di CiroCiretta, bambolotto femminella. Lo ripete più volte: i musici; i tammurrianti; ballanti; curiosi. Banchetti e
balli, balli e banchetti. E ancora balli e banchetti, banchetti e balli.

JUPI è una delle fondatrici di Korybass, collettivo artistico fondato a Napoli nel 2023 ispirato alla tradizione dei Coribanti, sacerdoti della dea della natura Cibele venerata sul Monte Partenio, conosciuto oggi per la juta delle femminelle, e descritti da Korybass come «un gruppo gender-non-conforming che sfida le norme sociali di qualsiasi epoca; un mix tra rito religioso, intifada queer e performance art». Korybass da un anno porta avanti le tradizioni del calendario femminiello, dopo esser stato scelto e riconosciuto dall’associazione Afan (Associazione Femminelle Antiche Napoletane) come movimento tramandatario. Nella storia dei movimenti campani e nella cultura delle ‘femminelle’ i gruppi riconosciuti sono sempre stati tre: le femminelle di montagna; le femminelle
di campagna; e le femminelle di mare. Napoli, e Torre Annunziata, ospitano e accolgono le femminelle di mare. E il loro calendario di eventi e pratiche di comunità:

Lo sposalizio (a settembre);
La morte di Carnevale;
La figliata (9 mesi dopo lo sposalizio);
E il passaggio di testimone, il rito in cui la sposa e mamma dell’anno
porta con una festa a conoscere il bambino partorito a colei che
sarà la nuova sposa e la nuova mamma.

In questo momento siamo in un vortice di eventi e domande storiche e terminologiche a cui siamo noi a dover dare significato e risposta

Korybass è iniziato come un polo in città per talk, eventi e performance, e nell’ultimo anno ha svolto un lavoro di ricerca e dialogo non solo con il futuro – descritto da JUPI come quello che ‘auspicabilmente si potrebbe e speriamo tutte che si potrà’ – ma con il passato e le tradizioni che le comunità prima di noi hanno costruito. Un
passato da scandagliare, dice. Scandagliare nel senso che «il sogno di connettersi con un patrimonio culturale è diventato necessità di riappropriarsene», di dire a chi ci guarda che siamo tutte vive, belle e in salute. «Siamo diverse, elettroniche, nate dal mare e cemento. È vero. ‘Le femminelle di città, le femminelle urbane’ ci hanno detto scherzando. Forse però è vero».

Quest’anno la sposa e mamma è stata JUPI, interpretando il rito storico nelle vesti di Delfina, e lo sposo e padre è stato Amber, nelle vesti di Gennaro. «Questi eventi, sia il matrimonio che la figliata, non succedevano da 16 anni», mi dice JUPI, raccontandomi di come la tradizione si fosse fermata e di quanto sia stato difficile lavorare un anno per riprenderla.

«Ci abbiamo provato, non con pochi clash culturali. Ma ci hanno chiesto di essere istruite a recuperare il calendario femminiello, e noi lo abbiamo fatto. Rispettando la tradizione e a modo nostro riscrivendole: allo sposalizio c’ero io, JUPI, come sposa, e lo sposo era un’altra persona femminella, non l’uomo CIS muscoloso che l’ironica tradizione vuole. Noi abbiamo fatto il matrimonio TxT lesbico, rivoluzionando lo sposalizio. Ed è stata la stessa cosa per La Figliata, dove tutto il cast di parenti, amiche, sorelle e partecipanti era composto da persone trans e gender-non-conforming. Lo abbiamo fatto perché ne sentiamo la responsabilità: in questo momento siamo in un vortice di eventi e domande storiche e terminologiche a cui siamo noi a dover dare significato e risposta». Ad esempio, «prima del rito abbiamo fatto un babyshower, che ovviamente non è previsto dal calendario femminiello. Per noi però era importante per festeggiare il fatto che dal parto non nascesse né un maschio e né una femmina, ma CiroCiretta. Nell’iconografia del calendario nasce un maschietto caratterizzato da un grande fallo di legno a significare l’abbondanza. Ma per noi anche l’abbondanza è un’altra cosa».

Napoli si svuota e così finiamo per condannarci a svuotare le identità delle persone che sono qui che o si perdono e si omologano o se ne vanno a mescolarsi altrove

Tutto è per una questione di identità. Di identità propria e della città. «Napoli si riempie ogni giorno di più di cose che vengono da fuori e si svuota di tutto quello che ha sempre avuto dentro, così si svuotano tutte le tradizioni che le persone di Napoli hanno sempre portato avanti. E finiamo per condannarci a svuotare infine le identità delle persone che sono qui che o si perdono e si omologano o se ne vanno a mescolarsi altrove. Noi invece vogliamo riprenderci il nostro spazio». Ed è per questo che la parola femminella, che porta con sé un significato profondo e sacrale, viene trattata con enorme rispetto.

«Siamo in un momento in cui le parole vengono svendute, usate e modificate a piacere. Ogni giorno c’è qualcuno che parla dell’ultima femminella, affibbiando questo ruolo una volta a una persona e una volta a un’altra. Ma qui non c’è fine, non c’è morte e, soprattutto, non c’è ultimo: le femminelle esistono e stanno bene. Ed esisteranno per sempre. Finché ci sarà una femminella esisterà Napoli, finché esisterà Napoli ci sarà una femminella. Non può essere diversamente».

Questi riti si fanno a cavallo con l’arrivo delle nuove stagioni, arrivano dall’antica Grecia e avvengono diversamente, in diverse parti del mondo, chiamati in diversi modi. Tutti però con la stessa missione: attraverso il ribaltamento, attraverso il nuovo, portare un beneficio, portare abbondanza. Urlare ‘auguri’ e ‘buona fortuna’ alle persone e ai campi che ascoltano. Così che, attraverso la mimesi di chi è femminella, della persona che contiene in sè maschile e il femminile, si rinasca in qualcosa di nuovo.

Il mondo che guarda alla tradizioni come qualcosa che riporta all’ordine patriarcale è un mondo finto. E questo mondo ci stava inscatolando, facendo male, uccidendo. Mentre parliamo, sorridendo, concordiamo sul bisogno di un mondo nuovo che da qualche parte c’è già e che scavando, «scandagliando», può essere ritrovato. Concordiamo sul bisogno di parole nuove. Di significati nuovi.

E allora che il mondo nuovo sia adesso, che il mondo nuovo sia il nostro: auguri e figli femminelle!

Autori

Geremia Trinchese dottorando in rappresentazioni sociali e social editor per Scomodo. Scrive di comunità e identità online

JUPI (aka Kinjiki) è un’artista multisensoriale che si divide tra performance, djing, scrittura e ricerca, oltre che all’organizzazione di eventi. Nel 2025 fonda KORYBASS, con cui lavora politicamente e creativamente sulla tradizione e il futuro